Videogiochi come terapia: Aiutano a vivere meglio e rafforzano l’attenzione

Sono sempre stati al centro di diverse discussioni, talvolta anche con giudizi negativi, ma ad oggi le cose sono cambiate infatti attraverso degli studi si è approfondito l’importanza dei videogiochi come terapia. Criticati per il fatto che possano indirizzare i ragazzi verso la violenza o ad uno stato di isolamento i giochi, ora accessibili davvero a tutti, possono in realtà aiutare a livello psicologico le persone. Inoltre, sviluppano e stimolano diverse risorse cognitive che poi vengono utilizzate nella vita di tutti i giorni.

Dei recenti studi hanno dimostrato di come i videogame siano un accesso ad una sorta di “palestra” per la mente e quindi, possiamo dire, anche necessari. Guardando nel dettaglio le cognizioni, che poi verranno rinforzate con la pratica sono: l’attenzione, la coordinazione oculo-motoria, il ragionamento, la memoria e il pensiero multi-tasking. Ulteriori processi mentali sono rafforzati dall’approccio al gioco come la capacità di problem solving, la creatività e il pensiero critico.

Videogiochi come terapia: lo afferma la scienza

La quantità di persone che ne usufruiscono, ad oggi, è direttamente proporzionali all’interessamento degli scienziati. Questo perché sempre più individui si trovano catapultati, in qualche modo, in un mondo del tutto nuovo e i ricercatori hanno deciso di studiarlo e capire se si potessero indirizzare verso un aiuto concreto verso la comunità. Proprio per il benessere e la salute cognitiva, hanno sviluppato ad esempio dei videogiochi che supportino gli studenti con dislessia e discalculia. Inoltre, basta pensare come questi sono utilizzati nel campo lavorativo come gli aviatori e i simulatori di voli. Oppure alcune aziende usano il noto videogame League of Legend per promuovere la coesione lavorativa orientata al compito dei dipendenti, chiamata “team building”.

Videogiochi come terapia

Importantissimo è il protocollo V.G.T – Video Games Therapy utilizzato nel Centro Diurno Spazio Off di Brescia. Questo consiste nel trattare ragazzi o studenti che sono dipendenti dai videogiochi e quindi a rischio di ritiro sociale, i quali intraprendono un lavoro introspettivo su di sé accompagnato da un supporto psicologico. Ma come può un videogame aiutare a capire cosa si cela nel pensiero di un ragazzo? Bene, lo studio afferma: ”Proprio come l’attività di ‘gioco’ consente ai bambini di esprimere inconsciamente aspetti del proprio mondo interno ed esterno. Anche i videogiochi garantiscono questo risultato, in quanto sono un ‘gioco’ in ogni modo, ma sono accessibili a utenti di età superiore a quella infantile”.

Aiutano a vivere meglio e rafforzano l’attenzione

Questo è possibile attraverso un processo di identificazione con i protagonisti delle storie. Le quali spesso sono molto dettagliati e riportano alla luce emozioni ignote o trascurate. Il protocollo lavora su due livelli molto importanti: essere dentro la fiaba/storia costruita digitalmente e l’agire all’interno di questo mondo. Proprio quest’ultimo consiste nel rendere attivo un processo fondamentale quale il proprio Sé Creativo, così da essere come un “ponte” tra ciò che ed intrapsichico e non, con la mediazione dell’Altro da Sé. Inoltre, bisogna creare un rapporto di fiducia ed alleanza tra il curante e il curato, quindi il videogioco deve essere condiviso.

Videogiochi come terapia

Perché scambiare opinioni e rendere accessibile il gioco farà sì che le possibilità di abbandono del trattamento sia minore. In conclusione, i videogiochi stanno ricevendo la giusta attenzione indirizzando il pensiero comune verso l’obbiettivo finale. Ovvero renderli strumenti di supporto ed acquisizione di competenze cognitive e mentali.

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